La deforestazione, il bambù, l’estinzione: ecco perchè il Panda Rosso sta scomparendo

Negli ultimi decenni la popolazione di questi simpatici animali si è pressoché dimezzata e la tendenza non sembra migliorare: deforestazione, cambiamenti climatici e poche tutele stanno per far scomparire il panda rosso dalla faccia della Terra!

Coda ad anelli – dodici per la precisione – simile a quella dei procionidi, così come i denti e la forma della testa ma un patrimonio genetico che rivela molta più affinità con la famiglia degli ursidi, dalla quale prende in prestito anche l’apparente tenerezza. È il panda rosso, avvolto in un enigma che gli scienziati hanno risolto affidandogli una famiglia tutta per sé, della quale è unico rappresentante: quella degli Ailuridi. Né procione né panda gigante dunque: il panda rosso non ha “parenti stretti” in giro per il Mondo e non si è mai mosso dall’Asia, dove le foreste himalayane gli hanno sempre garantito una casa e del cibo. Almeno fino a quando il tasso di deforestazione di Bhutan, Cina, India, Myanmar e Nepal non ha visto sparire il 50% degli esemplari negli ultimi 20 anni.

Il panda rosso è letteralmente un animale unico nel suo genere. Tale unicità però è ora appesa ad un filo, messa a repentaglio dalla mano dell’uomo e da condizioni ambientali sempre più critiche.

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I problemi principali

A rinnovare l’allarme è stata l’organizzazione Red Panda Network in occasione dell’International Red Panda Day celebrato lo scorso 15 settembre: gli esemplari di Ailurus fulgens – o “volpe di fuoco” secondo la lingua cinese – sono ormai soltanto 2.500, il 50% in meno di quanto registrato appena vent’anni fa.

Come se la riduzione dell’habitat non bastasse, a minacciare ulteriormente l’esistenza del panda rosso sono anche i grossi cambiamenti climatici che stanno stravolgendo la vita animale e vegetale del pianeta, con siccità frequenti e nevicate impreviste che alterano la disponibilità di cibo per questo piccolo ma ghiotto mammifero che si nutre quasi esclusivamente di bambù.

Ottenere più informazioni sulle popolazioni presenti in natura e sensibilizzare la popolazione locale è il lavoro che svolge da molti anni il Red Panda Network, grazie ad un’attività sul campo che nel 2016 portò al primo censimento in Nepal, dove sono stati registrati esemplari in 23 distretti e 7 aree protette. Con la speranza che la pressione delle attività umane proceda più lentamente della ricerca scientifica.

Secondo gli esperti, il primo passo da compiere sarebbe quello di informare le persone riguardo al pericolo imminente. Secondo il red panda Network infatti, la popolazione locale è quasi all’oscuro della drammatica situazione in cui versano questi animali e lo stesso personale specializzato che dovrebbe essere deputato alla loro protezione (ranger, forestali ecc…) è esiguo e male organizzato.

In questo clima d’improvvisazione, i bracconieri e i criminali ambientali “sguazzano” impuniti!

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